Quando forzare blocca la creatività.  La lezione di Alan Watts

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ragnatela - backwards law di alan watts e blocco creativo

La frase che ha aperto la porta

“Non so più da dove iniziare.”
La voce era bassa, ma lo spazio attorno si è fatto subito più denso.
Nel silenzio dello studio, suonava come un nodo che non si lascia sciogliere.

Non era mancanza di disciplina o di talento. Non era “pigrizia creativa”. Era quel tipo di blocco che nasce quando l’atto stesso di provare diventa fatica, quando l’urgenza di ricominciare si trasforma in pressione. Molti artisti, musicisti, scrittori e performer conoscono questa sensazione, in cui il semplice tentativo di creare si trasforma in ostacolo.

In quei momenti, l’urgenza di ricominciare si trasforma in pressione, e ogni tentativo di “sforzarsi” peggiora la sensazione di vuoto.
Le parole di Alan Watts, filosofo, scrittore e divulgatore che ha contribuito a portare in Occidente concetti del taoismo e dello zen, offrono un punto di vista illuminante. Watts, con il suo linguaggio semplice e poetico, ha tradotto in immagini concrete principi millenari di equilibrio e flusso. Fra questi, la “legge al contrario” (backwards law), secondo cui più cerchi di ottenere qualcosa, più questa ti sfugge. Un paradosso che, applicato alla creatività, diventa un invito a lasciare spazio, rallentare e nutrire la vita creativa anziché costringerla.

La “legge al contrario” di Alan Watts e la creatività

Alan Watts descrive la “legge al contrario” (backwards law) con un’immagine che resta impressa:

“Quando cerchi di restare a galla, affondi. Quando ti lasci andare, galleggi.”

È un paradosso semplice e potente. Nella vita, e soprattutto nella creatività, lo sforzo eccessivo può ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Più ci imponiamo di “trovare un’idea”, più questa sembra allontanarsi; più cerchiamo di “essere originali”, più il nostro lavoro si irrigidisce.

Questo principio, che affonda le radici nel pensiero taoista e zen, suggerisce che il controllo non è sempre la via migliore per ottenere un risultato creativo. In molte discipline artistiche, dal teatro alla musica, dalla scrittura alla pittura, le opere più vive nascono da uno stato di apertura e di ascolto, non da un forzare continuo.

Applicare la backwards law alla creatività significa accettare che ci sono momenti in cui fermarsi, respirare e osservare può essere più produttivo che continuare a spingere. Questo non vuol dire rinunciare, ma cambiare postura mentale: smettere di inseguire con ansia e iniziare a lasciare che le idee trovino lo spazio per emergere.

Perché il blocco peggiora quando lo insegui

manifesti artistici - legge al contrario alan watts
Manifesti artistici – legge al contrario Alan Watts. Credits wal_172619 da Pixabay

Chi vive di arte o performance conosce bene questa dinamica:

  • Più ti imponi di creare qualcosa di significativo, più ti sembra di non avere nulla da dire.
  • Più cerchi la “grande ispirazione”, più ti scontri con il vuoto della pagina, del palcoscenico o della tela.
  • Più tenti di controllare ogni dettaglio, meno spazio lasci all’imprevisto, che spesso è la scintilla della vera originalità.

Il blocco creativo peggiora quando lo insegui perché trasformi l’atto creativo in un compito da eseguire sotto pressione. Questo sposta l’energia dall’esplorazione alla prestazione, attivando meccanismi di autocritica e giudizio che soffocano il flusso.

Secondo Watts, l’errore sta nell’identificare la creatività come un “mezzo per un fine” anziché come un processo in sé. È lo stesso errore che si commette nella vita quando si vive solo per arrivare da un punto A a un punto B, dimenticando di abitare il percorso.

Per invertire questa tendenza, è utile pensare alla creatività come a un respiro o una danza: non si trattengono, non si forzano, si lasciano scorrere. Proprio come in acqua si galleggia affidandosi al sostegno invisibile del mare, così nel processo creativo si avanza affidandosi al sostegno invisibile delle connessioni e delle intuizioni che emergono spontaneamente.

Dal mio studio: un cambio di rotta

banco di pittura - energia creativa
Banco di pittore – energia creativa. Credits Bilge Can Gürer da Pixabay

In situazioni come quella descritta, la prima tentazione di chi è bloccato è “rientrare in pista” affrontando di petto il progetto sospeso. Ma nella mia esperienza di lavoro con artisti e performer, questo approccio raramente funziona: è come cercare di sciogliere un nodo tirando ancora più forte le estremità.

Con l’artista seduto di fronte a me quel giorno, abbiamo scelto di cambiare prospettiva. Non abbiamo riaperto subito il progetto. Non abbiamo discusso del perché si fosse fermato.

Abbiamo iniziato da un gesto minimo, quasi irrilevante: disegnare linee a caso con una matita morbida. Nessun tema, nessun obiettivo, nessuna “bella riuscita” da ottenere. Il solo scopo era rientrare in contatto con il corpo, con la mano, con la sensazione fisica di un segno sulla carta.

Questo approccio non è perdita di tempo: è creare le condizioni perché l’energia creativa torni a muoversi senza la zavorra delle aspettative. Spesso, proprio in questi momenti “liberati” nasce l’embrione di un’idea autentica, impossibile da forzare se si resta ancorati all’ansia di produrre.

Creatività come respiro, non come corsa

Alan Watts, in molte delle sue conferenze, invitava a immaginare la vita come una danza o una musica, non come una corsa verso una meta.
Nella danza, ogni passo è compiuto per il piacere del passo stesso. Nella musica, ogni nota ha valore in sé, non soltanto in vista dell’ultima.

Questa visione è profondamente applicabile alla creatività:

  • Se la tratti come una corsa, diventa un lavoro da finire in fretta, con il rischio di sacrificare la qualità alla velocità.
  • Se la vivi come un respiro, ti concedi pause, accelerazioni naturali, momenti di sospensione in cui maturano nuove intuizioni.

Quando il processo creativo viene abitato in questo modo, la pressione cala e l’ispirazione ha spazio per emergere. Non è un invito alla passività, ma un ritorno all’essenza del fare artistico: un atto di presenza.

Questo è anche il ponte naturale verso lo yangsheng, l’arte di “nutrire la vita” attraverso equilibrio, cura e ciclicità. Così come nel respiro c’è un’alternanza di inspirazione ed espirazione, anche nel processo creativo ci sono fasi di slancio e fasi di quiete. Riconoscerle e rispettarle significa non solo creare di più, ma creare meglio.

Un esercizio: il “minimo vivo”

Quando un artista mi racconta di sentirsi bloccato, non propongo tecniche complesse o piani strutturati. Preferisco partire da quello che chiamo il “minimo vivo”: un gesto semplice, piccolo, che contiene in sé la vitalità del fare creativo.

Può essere:

  • Suonare un singolo accordo, lasciandolo vibrare nell’aria.
  • Tracciare una linea continua su un foglio, senza pensare a cosa rappresenti.
  • Scattare una fotografia alla prima cosa che cattura lo sguardo, senza cercare il soggetto “perfetto”.

L’obiettivo non è “fare bene”, ma riconnettersi al movimento. Questo toglie il peso della prestazione e permette di ritrovare il piacere dell’atto in sé, proprio come suggerisce la backwards law di Alan Watts: smettere di inseguire il risultato e tornare alla radice del gesto.

Spesso, da un “minimo vivo” nasce un’onda più ampia. Senza forzature, senza urgenza, ma con un’energia che si rigenera. È lo stesso principio che anima lo yangsheng: nutrire la vita creativa rispettandone i ritmi, proprio come si farebbe con una pianta, un giardino, o un corpo che respira.

Il legame con lo yangsheng: nutrire la vita creativa

gemme di pino - yangsheng  nutrire la vita creativa
Yangsheng – nutrire la vita creativa. Credits ekrem da Pixabay

Qui il pensiero di Alan Watts incontra una filosofia che accompagna il mio lavoro: lo yangsheng, antica arte cinese di “nutrire la vita”.
Non è un metodo rigido bensì un insieme di pratiche e attenzioni quotidiane che favoriscono equilibrio, vitalità e continuità creativa.

Così come lo yangsheng si fonda sull’armonia tra azione e riposo, anche il processo artistico prospera quando alterna momenti di slancio e momenti di quiete.
Il blocco creativo, in quest’ottica, non è un ostacolo da eliminare, ma una fase di riposo fertile, in cui la linfa si raccoglie per dare vita a nuove forme.

Coltivare la vita creativa significa riconoscere i propri cicli, nutrire il corpo e la mente, mantenere viva la curiosità verso il mondo. È un approccio che valorizza la lentezza e la profondità, esattamente come la backwards law invita a rallentare per lasciare emergere ciò che è autentico.

Due errori comuni da evitare

Nel percorso di chi crea, ci sono due scelte ricorrenti che rischiano di rafforzare il blocco invece di scioglierlo:

1. Cercare di “saltare” il blocco
Forzarsi a riprendere un progetto complesso quando l’energia è bassa spesso irrigidisce ancora di più il gesto creativo. È come cercare di far fiorire una pianta tirandole i petali.

2. Aspettare la “grande ispirazione”
Rimanere fermi finché non arriva un’illuminazione perfetta può significare restare in attesa per mesi. Le idee amano lo spazio, ma anche il movimento: piccoli gesti quotidiani, minimi e liberi da obiettivi, creano le condizioni ideali perché germoglino.

Evitare questi due estremi significa muoversi in una zona viva, in cui il fare creativo non è un obbligo, ma un incontro che si rinnova ogni volta.

Un invito aperto

Se ti riconosci nella frase “Non so più da dove iniziare”, sappi che non sei solo in questa esperienza.
Molti artisti, performer e creativi attraversano momenti in cui la spinta si interrompe. La chiave non è combattere questa pausa, ma cambiarle significato.

Prova a ridurre il campo d’azione. Scegli un gesto semplice, un “minimo vivo” che ti riconnetta al piacere puro del creare, senza pressione sul risultato.
Lascia che la tua creatività galleggi, invece di agitarla.

Il blocco creativo, in questa prospettiva, diventa un alleato silenzioso: ti ricorda che anche l’arte ha bisogno di respiro, e che rallentare può essere il passo più veloce verso un lavoro autentico.

Il blocco non è un nemico: è una richiesta silenziosa di tornare al ritmo giusto.

Per approfondire:

Bibliografia essenziale

  • Watts, Alan (1983). Il Tao della filosofia. Roma, Ubaldini Editore.
  • Watts, Alan (1990). Il Tao: la via dell’acqua che scorre. Roma, Ubaldini Editore.
  • Watts, Alan (1992). La via dello Zen. Roma, Ubaldini Editore.
  • Watts, Alan (1981). La saggezza del dubbio. Messaggio per l’età dell’angoscia.  Roma, Ubaldini Editore.
  • Watts, Alan (2003). La via della liberazione. Roma,  Ubaldini Editore.

Per approfondimenti su Taoismo e flusso creativo:

  • Lao Tzu (2006). Tao Te Ching. Traduzione di Gia-Fu Feng e Jane English. Roma: Ubaldini Editore.
  • Cleary, T., The Taoist I Ching, Shambhala Publications, 1986.

Credits immagine di copertina Ruslan Sikunov da Pixabay

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